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BENI CULTURALI

chiese

 

 

LE CHIESE

maria ss delle grazieMARIA S.S. DELLE GRAZIE: la Chiesa Madre si trova nella piazza centrale di Petrosino (Piazza Madonna delle Grazie), venne costruita nel 1745. la sua forma è a croce romana, inizialmente era molto piccola, a partire dal 1845 subì 3 ampliamenti, fu affidata all’ordine dei francescani e a conferma di ciò a sinistra dell’entrata principale si trova una statua di San Francesco di Paola, inoltre vi è stato tumulato un frate francescano di cui si conosce solo il cognome: Bonafede. Costui era rettore della chiesa e morì il 7 Maggio 1872 mentre stava celebrando la messa. Nel 1884 e 1898 venne ampliata per soddisfare al meglio l’esigenze di una popolazione che si andava incrementando. Nel 1881 cominciò a svolgere funzioni parrocchiali, inizialmente con Atto di Delega della Chiesa Madre di Marsala, successivamente divenne “Prima Parrocchia” fuori le mura di Marsala. Oggi la facciata è stata arricchita da un mosaico raffigurante la Madonna con in braccio un Bambino, all’interno è dotata di un altare principale in marmo e la pavimentazione è stata recentemente rifatta. Gli altari laterali sono dedicati al Sacro Cuore di Gesù, a San Giuseppe, al Crocifisso e alla Madonna Addolorata. Il portale è di stile gotico, il campanile, invece, è stato rifatto in stile moderno. Il tetto che era di tegole è stato rifatto in muratura, il campanile è sormontato da una copertura in ceramica verde.

 

 

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SAN GIUSEPPE: la Chiesa dal il nome alla contrada in cui sorge. Progettata come cappella priva del Marchese Spanò, essa doveva essere costruita all’interno dell’omonimo Baglio, ma per un accordo con la famiglia Canino che aveva donato il terreno, la Chiesa venne costruita nel luogo in cui attualmente si trova. La Chiesa risale al XVII secolo, di pianta a croce romana è dotata dell’altare principale raffigurante il Santo con in mano il Bambinello Gesù.

 

 

chiesetta milazzoCUORE DI GESU’: Sita in contrada Torreggiano a pochi metri dalla linea ferrata che porta CUORE DI GESU’: Sita in contrada Torreggiano a pochi metri dalla linea ferrata che porta a Marsala, la chiesetta detta anche Milazzo dal nome dei proprietari è sempre stata usata privatamente.La chiesetta presenta una facciata di impronta neoclassica con due lesine lisce addossate ai lati, completano la facciata un timpano con cornice, una finestra circolare murata ed un ingresso con arco a tutto sesto. Sul lato sud della chiesetta sorge una sacrestia con bagno, una scala di legno ci porta sul suo tetto dove con una fune si può azionare il suono della campana. Essa è ancorata al centro di un piccolo campanile con arco a tutto sesto, la parte superiore del campanile è ornata da una cornice che fa da base ad una merlatura particolare. La chiesetta ad una sola navata ha un’abside di forma semicircolare con tetto a cupola. L’interno, con pavimentazione di mattoni in cemento, presenta in alto, nella parte centrale dell’abside, in una nicchia, una statua di gesso policroma del Cristo. Ai lati della navata si notano due altarini laterali con assenza della tela del Santo su quello di sinistra e con una tela riproducente la Madonna introno su quello di destra. La navata è divisa dall’abside da un arco a tutto sesto sul quale è scritto: “Gloria in excelsis Deo”.arsala, la chiesetta detta anche Milazzo dal nome dei proprietari è sempre stata usata privatamente.La chiesetta presenta una facciata di impronta neoclassica con due lesine lisce addossate ai lati, completano la facciata un timpano con cornice, una finestra circolare murata ed un ingresso con arco a tutto sesto. Sul lato sud della chiesetta sorge una sacrestia con bagno, una scala di legno ci porta sul suo tetto dove con una fune si può azionare il suono della campana. Essa è ancorata al centro di un piccolo campanile con arco a tutto sesto, la parte superiore del campanile è ornata da una cornice che fa da base ad una merlatura particolare. La chiesetta ad una sola navata ha un’abside di forma semicircolare con tetto a cupola. L’interno, con pavimentazione di mattoni in cemento, presenta in alto, nella parte centrale dell’abside, in una nicchia, una statua di gesso policroma del Cristo. Ai lati della navata si notano due altarini laterali con assenza della tela del Santo su quello di sinistra e con una tela riproducente la Madonna introno su quello di destra. La navata è divisa dall’abside da un arco a tutto sesto sul quale è scritto: “Gloria in excelsis Deo”.

 

I BAGLI E LE TORRI

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La parola “Baglio” ha lo stesso significato della parola latina “ballium”e della parola inglese “bailey”(corte di castello). Essa ha il significato di un insieme di case rurali recintate da mura.

 

 

6BAGLIO INGLESE WOODHOUSE: Fatto costruire nel 1813 da John Woodhouse, il Baglio è sito sullo sfondo della via F. De Vita e localmente viene chiamato “u bagghiu gnisi”. Vi si accede attraverso due pilastri addossati e decorativi con base e capitelli compositi. L’arco è sormontato da modanature con sopra un riquadro rettangolare circondato da cornice. L’arco è stato utilizzato come emblema del Comune di Petrosino. L’affascinante struttura, ora purtroppo, non si trova in ottime condizioni, di esso rimangono: il portale d’ingresso, un magazzino ed un altro parzialmente distrutto, parte del cortile e il corpo residenziale. Nel cortile è ancora visibile un pozzo ed un lavatoio in pietra tufacea. Il portale di accesso, è dotato di spia e feritoia che serviva come opera difensiva.L’arco è a sesto ribassato e all’interno, sopra l’arco, è situato il “camminamento”, il tutto era chiuso da un portone di legno e rappresentava l’unica soluzione  di continuità tra l’esterno e l’interno. Tutte le altre aperture sono state praticate in epoca recente. La pavimentazione del corpo residenziale è in mattoni d’argilla di forma esagonale; nei magazzini è interra battuta. La copertura è costituita da mattoni tegole poggianti su assi di legno. All’interno dei magazzini erano situate le “pipè” (piccole botti) dove veniva sistemato il vino o il vinocotto o il “safune”, vino fermentato con l’aggiunta di alcool. Quasi del tutto ristrutturato nelle rifiniture interne al paino terra mentre completamente intatto al piano superiore, dove sono stati rinvenuti sotto i vari strati di calce e di colori delle pareti affreschi con pampini di viti verdi ed ingiallite. Alle spalle del Baglio si può ancora osservare quello che resta della casa del campiere.

 

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BAGLIO DON FEDERICO: Costruito da Don Federico Spanò nel 1865, sorge in contrada Ramisella, in una area coltivata interamente a vigneto. Durante il periodo arabo il Baglio faceva parte del Casale Bizir e in seguito, con la dominazione normanna, fu concesso al vescovato di Mazara, nel 1862 fu assegnato all’asta pubblica a Don federico Spanò. Ha pianta quasi quadrangolare e misura esternamente m 36 x 40. Il Baglio, ha un unico e monumentale ingresso con arco a tutto sesto in conci di pietra tufacea. L’ingresso consiste in un ambiente quadrangolare con volta a botte ormai del tutto crollata. Sul lato Ovest, a destra dell’ingresso, il muro perimetrale è completamente distrutto. Il muro perimetrale del lato sinistro è integro e ben conservato. Il lato Nord presenta il muro esterno integro con ancora quattro aperture in altezza di forma rettangolare con inferriate e la porta interna costituita da magazzini ora del tutto crollati. Nel cortile interno, di forma quadrangolare, si affacciano tutti gli ambienti, magazzini ed abitazioni. La presenza di un pozzo, ora coperto con tufi, caratterizza la corte quadrangolare interna. Ad Est, l’ala di rappresentanza, con originaria sopraelevazione, è quasi tutta distrutta. I magazzini lungo il lato Sud sono anch’essi crollati crollati e costituivano la parte antica dei servizi. Una cornice posta in alto,a ncora evidente nel lato Ovest ed in parte nel lato Sud, seguiva le mura perimetrali del baglio. Dall’esterno si può notare che i magazzini posti ad Est erano collegati tra di loro da grandi archi a tutto sesto in conci di tufo. Il baglio Don Federico, con la sua forte presenza dell’iconografia del luogo. Esso va perciò recuperato e reinserito nella storia di Petrosino coem segno indelebile del suo passato, esso rappresenta inoltre un naturale sfondo alla via Baglio. 

 

 

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BAGLIO SPANO’: Sito in contrada Triglia-Scaletta, vi si accede attraverso una lunga strada in terra battuta al cui ingresso troneggiano due imponenti pilastri affiancati da due vecchi alberi di pino. Ex possedimento vescovile, fu costruito dal marchese Nicolò Spanò di Marsala nel 1873 ed i lavori durarono 9 anni. L’ingresso del baglio, con breve cortile coperto, ci porta alla corte principale dove si staglia di fronte, maestoso, il palazzo del marchese, corpo abitativo principale del baglio. Esso è a pianta quadrangolare, articolato in due cortili fra loro comunicanti. Le facciate sono perfettamente simmetriche rispetto all’asse passante per il portone principale che dà accesso alle palazzine. Il colore dominante della facciata  del palazzo  è il rosa. Al centro un maestoso ingresso porta in un cortile coperto, a sinistra conduce nei locali di piano terra e sul lato destro la scala porta ai piani superiori. La scala in marmo bianco di Carrara ha la volta a botte decorata da un bellissimo rosa chiazzato racchiuso dentro pannelli di cornice bianca. Anche le pareti sono dello stesso colore e decorazione. Indefinibile il tipo di materiale usato per il rosa chiazzato, al tatto è freddo, gommoso e pulito come all’origine, malgrado siano trascorsi 126 anni. Sempre nella facciata del palazzo, al centro e sopra l’arco di ingresso, spicca un ampio balcone sormontato da una decorazione d’arco a tutto sesto con al centro due iniziali MS, sormontate da una corona a quattro punte in uno sfondo rosso. Ai lati del balcone due finestre con persiane sormontate anch’esse da decorazioni con arco a tutto sesto e con al centro altre decorazioni. La parte inferiore della facciata è ad intonaco liscio, presenta sul lato destro una finestra ed un portoncino di recente fattura, mentre sul lato sinistro una sola finestra. Tutto il palazzo è sormontato da un cornicione sporgente. I tetti del piano terra sono ancora originali e con volta a crociera; quelli dei piani superiori, a causa del sisma del 1981, sono stati ricostruiti. Le porte e i pavimenti in bellissima maiolica sono originali. Originariamente la proprietà del marchese Spanò era di 120 salme. Un alto numero di eredi fece si che alcuni magazzini, fossero trasformati nel tempo in abitazioni. Dal cortile principale, che è molto vasto e che comprende un bellissimo lavatoio con pozzo, si accede sul lato sinistro attraverso un arco a tutto sesto, ad un altro cortile dove si affacciano magazzini con diruti ma ormai abbandonati. A destra una moderna costruzione con sopraelevazione appartiene ad un ered del casato. Una bellissima vista dal mare si può godere, affacciandosi dalle finestre posteriori del piano superiore. Il baglio è tutto circondato da rigogliosi vigneti. Da uno degli eredi è stato riferito che il marchese Spanò fece edificare fuori del Baglio una chiesetta, forse come atto di generosità verso il vescovado, che successivamente ampliata, oggi si identifica nell’attuale chiesa di S. Giuseppe. Il Baglio si trova in discreto stato di conservazione.

 

 

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BAGLIO BASILE: Il Baglio Basile nel territorio del comune di Petrosino, nei terreni dell’ex feudo”Chiuse Abbandonate”, ora chiamate “Gurgo Balata”. Detto feudo era appartenuto alla mensa vescovile di Mazara fin al 1093, anno in cui il conte Ruggero fondò il vescovato di Mazara e gli concesse il casale Bizir comprendente il feudo. Dopo l’unità d’Italia, con la legge Corleo del 10 Agosto 1862, sull’enfiteusi bei beni rurali ecclesiastici in Sicilia, il feudo viene messo all’asta per essere concesso in enfiteusi al notaio Gaetano Basile che mise le terre a coltura e vi edificò il Baglio. Baglio Basile presenta tutte le caratteristiche dei bagli che sin dal XVII secolo sorsero nelle campagne marsalasi. Il fronte principale del baglio, rivolto verso la S.S. 115, è costruito da un paramento murario che si conclude con due torrette circolari nel cui centro vi è l’unico portale d’accesso alla corte interna. Entrando si scorge la casa padronale, lateralmente ad essa a formare la corte sono i magazzini , le stalle e la cappelletta. Attigua al baglio nella parte posteriore si estende la chiusa. Letorrette presenti nel prospetto principale richiamano quelle realizzate negli stabilimenti vinicoli lungo il litorale di Marsala, la copertura delle torrette è realizzata con delle cupolette in conci di tufo che si attaccano ai paramenti murari con un piccolo cornicione nel quale sono inseriti dei doccioni di creta. All’ interno, attraverso un buco realizzato nella volta, si accedeva con una scala a pioli nella torretta da dove, attraverso le feritoie, ci si poteva difendere. Il portale è formato da un arco a tre centri, sostenuto da due piedritti; il tutto realizzato con pietra dura. Il concio di chiave dell’ arco è intagliato a forma di diamante e sopra di esso, fino a poco tempo fa, era collocato lo stemma della famiglia Basile. La casa padronale che si sviluppa su tre livelli, scanditi da cornicioni, ha un impianto simmetrico al centro del quale si affaccia l’ampia apertura del salone con un elegante balcone in marmo, cha da poco è stato divelto. Le altre aperture presentano anch’esse davanzali in marmo del tipo “grigio San Vito”. Sul lato sinistro del portale addossato al muro vi è il pozzo la cui copertura è realizzata con segati di tufo disposti a piramide; contigui ad esso, sullo stesso lato sono ubicati i magazzini dove ancora sono presenti i pezzi che componevano il frantoio delle olive, e dove probabilmente vi era collocato anche il palmento; gli altri magazzini posizionati a destar del portale servivano a conservare il prodotto fino alla commercializzazione; sullo stesso lato vi erano le stalle. La continuità di detti magazzini è interrotta da una cappella la cui presenza è frequente nei bagli del marsalese; in esse venivano officiati i riti religiosi nei periodi in cui il baglio era abitato dai proprietari dato che quasi sempre fra  le famiglie nobili qualcuno professava il sacerdozio. La cappella si presenta all’esterno con un portale realizzato in marmo grigio San Vito sormontato da un timpano finemente intagliato in stile neoclassico; con al centro un’ apertura circolare; l’interno è costituito da un vano rettangolare la cui parete di fondo è curvata a formare un’abside, che contiene nel suo interno l’altare che recentemente è stato rovinato da persone che secondo la leggenda credevano di rinvenire la “truvatura”, ossia il nascondiglio di oggetti preziosi occultati anticamente per difenderli dai ladri e mai più recuperati. Lateralmente all’altare, nelle pareti lunghe della cappella, sono realizzate due nicchie semicircolari a formare un piccolo transetto e dare maggiore spazialità in prossimità dell’altare. Il vano è coperto da una volte a botte rifinita da stucchi di pregevole fattura, che riproducono motivi geometrici con inseriti motivi floreali, il tutto pitturato nelle tonalità del verde, azzurro e rosa, tonalità ricorrenti nelle edicole sacre disseminate in tutto il territorio. Il piano in cui si affacciano glia ambienti finora descritti è una piccola corte di forma rettangolare realizzata in terra battuta. Dietro il baglio si trova chiuso, uno spazio racchiuso da un recinto al cui interno vi è impiantato il giardino. Attualmente della chiusa restano le recinzioni, un acquedotto sopraelevato realizzato con archi, la senia, qualche pianta di melograno e un'altra palma.  Il baglio Basile presenta una posizione territoriale molto interessante per la sua posizione rispetto alla S.S. 115 a cui è collegato agevolmente da una strabella di circa 150 m.

 

 

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BAGLIO VECCHIO MARCHESE: Trattasi di un antico baglio del 1700, luogo di dimora estiva del nobile marsalese il Marchese D’Anna, in stato di assoluto abbandono, lasciato all’incuria e all’erosione inevitabile del tempo. Il manufatto originariamente era compostola una parte a piano terra suddiviso interamente in diversi vani, dove trovano ricovero i lavoratori del podere, gli animali e il deposito dei prodotti propri come vino e grano. Un’altra parte, comunque sempre unita al resto della struttura era composta da due elevazioni adibite al soggiorno estivo del marchese e della sua famiglia. All’interno del baglio un magnifico cortile completava la struttura caratteristica del baglio trapanese. Particolare importanza storica rivestono le tre torri angolari di avvistamento, elementi unici nel suo genere. Un’ala del baglio è riservata ad eventi culturali e artistici, sempre miranti alla divulgazione e conoscenza della cultura artigianale locale. L’azienda Vecchio Marchese è posta all’interno di questo baglio settecentesco recentemente riportato agli antichi splendori, sito lungo la S.S. 115 Marsala in Petrosino ed è sede di una scuola professionale per le formazioni di ceramisti e decoratori. All’interno dell’ azienda collaborano diversi architetti e specialisti nel settore i quali, con grande capacità artistica, rendono ogni singolo pezzo unico nel suo genere, riuscendo ad inventare forme e decori di alto valore espressivo. Sin dall’inizio dell’attività l’azienda ha tratto ha tratto ispirazione dalla secolare cultura della ceramica siciliana per proporsi al mercato con prodotti gradevoli e nello stesso tempo preziosi, che recano in se il fascino di un prodotto rigorosamente artigianale atto a soddisfare le esigenze attuali. Le ceramiche del Vecchio Marchese rispettano il gusto artistico di secoli di tradizioni; forme, colori, e tecniche uniche in tutto il mondo. Di particolare pregio risultano la serie di vasi Farmacia, Piatti tondi e ovali ispirati a pezzi mussali. La produzione comprende ancora mattonelle con decori siculi dal ‘500 ai giorni nostri ed ancora piatti, boccali, accessori da cucina, fiaschi, lumi, lampadari ed arredi per verande ed interni.

 

 

8TORRE  SIBILIANA: Posta su un promontorio ai confini tra il comune di Marsala e quello di Petrosino, in contrada Margi-Milo. La torre Sibiliana è una delle tante fatte costruire dal governo spagnolo nel XVI secolo. La torre venne chiamata così in memoria della famosa Sibilla che si dice abitasse sia in questo luogo sia nella città di Lilibeo e vi avesse il sepolcro dentro una grotta. Si narra che la torre “Scibiliana” sia stata la prigione di una fanciulla Scibilia Nobili, che fu rapita dai pirati delle Baserius, che chiesero ai familiari un cospicuo riscatto. La leggenda narra che Scibilia venne rapita dal pirata Dragut e rinchiusa in una torre da dove invocava aiuto. A salvarla fu l’uomo che l’amava offrendo al pirata il suo coraggio e il suo amore. L’esistenza della torre è attestata sin dal 1524, ma probabilmente esisteva già da prima. Data la sua alta mole, la torre è nata con funzione di “Lanterna”, con lo scopo di fare segnali e di avvistare i tonni che in seguito venivano convogliati nella vicina tonnara. La torre ha una forma quadrangolare, ha muri molto spessi ed è alta 12 m. Il dislivello dal mare è di 3,58 m,  la distanza tra torre e mare è di 1,24m., mentre la sua pendenza è del -3% circa. Costruita in conci tufacei con muratura originaria  a secco, ha mura spesse circa 1 m. La torre è una proprietà privata ed è sottoposta a regime vincolistico in base alla legge n° 431 del 1985. Vi si arriva dalla parte del mare tramite una strabella privata cha dà accesso ad altre costruzioni che la circondano da vicino, probabilmente abusive. Alla sommità la Torre presenta un parapetto sul quale si notano due piccole balconate, le caditoie, che sicuramente, il Camilliani, che era stato chiamato dal viceré per dare le indicazioni per costruire le varie torri, fece aggiungere per difesa della torre da eventuali attacchi tendenti a sfondare la porta; infatti, da queste venivano buttati sull’assalitore pietre e liquidi bollenti, lasciando al riparo i difensori. Nella torre, attualmente, vi sono tre aperture: una al pianto terra, una al primo piano, una al secondo piano. Inizialmente, esisteva  una sola apertura, quella del primo piano, al quale si accedeva tramite una scala a pioli che poi veniva tirata su. Al piano terra esisteva la cisterna dell’acqua potabile, mentre al secondo piano erano depositate le munizioni. L’ingresso è in laterizi rossi formanti una piccola volta a tutto sesto, i laterizi sono il segno di un recente restauro. L’ingresso non è in asse con la facciata. La finestra, posta sopra la porta di ingresso, è anch’essa non in asse con la facciata e presenta un archetto a tutto sesto con laterizi rossi, segno anch’esso di un recente restauro.Nelle quattro pareti della torre si notano le “feritoie”, fessure verticali allargate verso l’interno per consentire ai guardiani di difendersi senza esporsi al nemico. Sul lato sud si intravede il rudere di un piccolo balconcino. Uno sconcio è un tubo di scarico delle acque piovane, come pure un muro di cinta con paletti in cemento armato precompresso posto sul lato ovest. Non è stato possibile fare una ricognizione all’interno della torre perché chiusa dal proprietario. La torre serviva per la difesa del litorale, che presentava molti punti pericolosi, come la foce del fiume Sossio e la fossa della nave. Il motivo di questa fortificazione è da ricollegarsi alla convinzione che questo lembo della Sicilia occidentale doveva essere difesa a qualsiasi costo per la salvaguardia dell’isola. La meta preferita dal brigante Dragut, detto a Marsala “U mamma Dragu”, era proprio Marsala, essendo la costa da dove esso proveniva posta di fronte al territorio occidentale della Sicilia. Il guardiano, appena vedeva arrivare le navi dei pirati, dava l’allarme accendendo un grande fuoco. Il segnale, ripetuto dalle altre torri di avvistamento veniva trasmesso in poco tempo a tutta la popolazione che abitava lungo la costa.

 

 

galvagaTORRE GALVAGA: E’ stata fatta edificare nel 1582, secondo uno studio dell’ Università di Palermo, facoltà di Architettura, dal governo spagnolo come difesadel territorio circostante dalle incursioni dei pirati. E’ sita in contrada Ramisella. A pianta quadrangolare con due elevazioni, la torre misura m. 7x7 ed è alta circa 12 m. Eseguita in conci di tufo, ha la base sporgente di circa 10 cm. Le due elevazioni sono divise da una cornice sporgente con modanature che accompagna il perimento della torre. Ad un metro di altezza dalla prima, un’altra cornice liscia fa da base alle finestre e segue anch’essa il perimetro della torre. L’ingresso con arco a tutto sesto, è sormontato da un altro arco con bugnato radiante con residuo colore giallo. Le finestre, tre in totale, una per ogni lato, sono con arco a tutto sesto sormontate come per l’ingresso da un bugnato radiante sempre a tutto sesto. Nella prima elevazione, escluso il lato mancante di finestra, la torre è munita di due feritoie per lato. Dalla parte ovest la torre è munita di merli non diruti soltanto da tre lati, poggianti su di una cornice con sottostanti mensole molto sporgenti formanti archetti a tutto sesto tanto da creare un suggestivo gioco di luci. La presenza sul parapetto di una merlatura molto accentuata le conferisce una notevole maestosità. L'interno, inaccessibile perché in parte diruto, per quello che la porta e le finestre lasciano intravedere, è diviso in due parti comunicanti in tutte e due elevazioni.Le  pareti  esterne  sono lisce, poiché  rivestite  da  intonaco in  buono stato  di conservazione. Ciò fa pensare che la torre in passato abbia subito interventi di restauro. In due delle quattro facciate la torre è attraversata da vistose fenditure che ne annunciano un imminente crollo se non interviene in tempi brevi.

 

10MULINI A VENTO FONTANA: sito nella Via R, ex chiano Massalona, si presenta con la classica forma di tronco di cono incastrato al centro di una costruzione di forma quadrata che ha una misura di metri 9 x 9 ed alta. Fu fatto costruire alla fine dell’800 e serviva per la macina del grano. Nella facciata che dà sulla strada si notano due porticine e due piccole aperture quadrate con inferriate. E’ ancora visibile l’intonaco originale di colore rosso coloniale, tutta la costruzione è in conci di tufo. In seguito alla bonifica dei terreni della contrada Margi-Milo, nel 1934, la coltivazione passò da orticoltura a granicoltura, aumentando così la sua utilità nella zona, che era densamente popolata.

 

 

11MULINI A VENTO PALADINO: la sua costruzione risale al XIX sec., ha la forma di un tronco di cono. Nell’insieme, almeno esternamente, la costruzione è ben conservata. Il diametro interno è di metri 2,80, vi si accede attraverso una stradina poderale che si dirama dalla circonvallazione di Petrosino. L’ingresso del mulino è posto a sud con un’apertura ad Arco con sesto abbassato, vi sono poi due aperture interne, sempre con arco a sesto abbassato, una a nord ed una a sud, che davano accesso a delle piccole costruzioni laterali, che venivano utilizzate come magazzini e abitazioni, ora non più esistenti. All’interno si possono notare delle piccole fenditure, che seguono in altezza le pareti del mulino, sono queste il segno di una scala che originariamente portava ai piani superiori. Al primo piano si notano due piccole aperture verticali di forma rettangolare, una posta ad est ed una ad ovest. Nella parte terminale del mulino, due aperture quadrate ancora visibili servivano a portare l’asse delle pale. Tutta la costruzione è in conci di tufo spessi 90 cm. Il tetto è di recente costruzione.

 

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MONUMENTO AL PESCATORE: Sito in Viale Mediterraneo, località Biscione, è stato realizzato da Gennaro Francesco, nato a Mazara il 16  Aprile 1938. Questo monumento è modellato in argilla e successivamente fuso in bronzo a cera persa. E’ alto 2 mt.

 

 

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MONUMENTO ALL’UVA: sito in Viale Giacomo Licari, ex viale d’accesso al municipio, realizzata da F. Armato. E’ stato inaugurato nel 2000. Alto circa 2 mt., è realizzato in conci di tufo con un grappolo d’uva in rilievo, questo a sottolineare che Petrosino è un Paese che basa la sua economia sull’agricoltura ed in particolare sulla vitivinicoltura.

 

 

 

DE VITAMONUMENTO IN MEMORIA DELL’ON. FRANCESCO DE VITA: Monumento in bronzo ritraente il busto dell’on. F. De Vita (5/01/13-2/06/61), eletto deputato nazionale ed europeo, fu componente delle direzioni nazionale e regionale del partito repubblicano. Meridionalista convinto ed operoso fu sensibile ai problemi delle zone depresse del Sud e i suoi sforzi miravano allo sviluppo delle  popolazioni meridoniali e soprattutto della Sicilia e della nostra provincia. Fu uomo di grande acume politico e di immensa sensibilità umana, in modo speciale per le classi più deboli della società.

 

 

EDICOLE SACRE O FIUREDDE: Fino a qualche tempo anno fa, il territorio petrosileno era disseminato di Edicole Sacre o come nel dialetto locale vengono chiamate “Fiuredde”, in derivazione della figura sacra che vi è contenuta e a cui essa è riferita. Questo tipo di rappresentazione è stato sempre presente sul nostro territorio, sin dalle civiltà fenicio-punica e greco-latina. I greci e i romani ponevano all’interno dell’edicola  una statuetta della divinità a cui era dedicata, con l’avvento del cristianesimo l’edicola viene adattata al culto cristiano: agli dei si sostituiscono le immagini della Madonna e dei Santi In occasione della ricorrenza della festività del Santo, a cui essa è dedicata e in alcuni festeggiamenti religiosi, è ancora in uso, adornare l’edicola di palme, fiori, drappi oltre ad accendere ceri, questo testimonia la spontaneità religiosa popolare e costituisce una preziosa manifestazione folcloristica. Le edicole venivano posizionate in modo strategico rispetto alla trama viaria, esse venivano collocate negli incroci principali, in prossimità delle stradelle che conduceva ai “chiani” o in modo che creasse  un suggestivo sfondo alla stessa. La loro ubicazione è diventata punto di riferimento del territorio in assenza di nomi di strade e di numeri civici, per indicare dove abitasse una certa persona si faceva riferimento alla fiuredda o al chiano.Analizzando le edicole possono essere classificate in due tipologie: una isolana rispetto alle altre costruzioni, l’altra inserita nel prospetto principale della casa. Quelle delle edicole inserite nei prospetti dei fabbricati, presentano delle caratteristiche ben specifiche quali la cella ricavata nel muro, i fregi, la tinteggiatura, le caratteristiche solite dell’immagine sacra, il cancelletto di protezione. Le rifiniture sono molto più preziose grazie ad i materiale usati come il marmo all’interno, il veltro dietro al cancelletto, l’illuminazione con lumino elettrico. Le strutture sono realizzate in muratura portantecon conci di tufo, al cui basamento che la fa emergere dal terreno circostante incorporato un inginocchiatoio.
Ecco una piccola descrizione delle fiuredde sul nostro territorio:

 

19EDICOLA VIA BAGLIO WOODHOUSE: L’edicola fu fatta costruire circa 100 anni fa per grazia ricevuta dal sig. Ballatore. Dall’aspetto maestoso è dedicata a Maria S.S. del Paradiso patrona di Mazara del Vallo. E’ costruita in tufo, ha un architrave incorniciato da quattro pilastri con finti capitelli che adornano la nicchia. La base è in conci di tufo, l’inginocchiatoio è ricoperto di marmo. Alla nicchia vi si accede mediante un cancelletto in ferro battuto sovrastato da un arco che riporta la scritta con lettere d’argento” Maria S.S. del Paradiso”. L’edicola è sovrastata da una cupoletta con sopra una croce in alluminio, ai lati dell’architrave vi sono due pinnacoli. Recentemente restaurata ad intonaco bianco e rosa


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EDICOLA  VIA PIETRO NENNI: Quella originaria non è più esistente, al suo posto troviamo un’edicoletta in marmo posta su un piedistallo anch’esso in marmo. L’edicola è dedicata a San Giuseppe ed era stata fatta costruire per devozione verso la Sacra Famiglia dal sig. Vincenzo Putaggio nel 1872.

 

 

 21EDICOLA VIA SAN GIULIANO: Dedicata  alla  Madonna  del  Rosario,  fu  fatta  edificare  dal  sig. Vincenzo Caimi per grazia ricevuta. Costruita in conci di tufo, oggi si presenta con  forma  classicheggiante.  Si  possono  notare  due  colonne  in  marmo  con capitello e base. Alla nicchia si accede mediante un cancelletto, l’apertura della nicchia  ha  una  cornice  in  segato  di  tufo  con  al  centro  un  tufo  più  a  rilievo  a forma di chiave di volta. L’edicola è provvista di un inginocchiatoio in marmo, dentro  la  nicchia,  l’immagine  della  Santa  è  incorniciata  e  posta  sopra  un basamento in marmo con gradini. L’edicola è di colore giallo oro ad intonaco Li Vigni.

 

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EDICOLA VIA CAFISO: È stata recentemente rifatta a qualche metro di distanza dal  sito  originario,  l’edicola  costruita  probabilmente  tra  il  1832  ed  il  1840,  è stata restaurata nel 1935 dal Sig. Giovanni Tumbarello. L’edicola è dedicata a Maria S. S. Ausiliatrice, la cui immagine troneggi all’interno della nicchia. La struttura realizzata in muratura portante con conci di tufo, all’esterno, ai tre lati della nicchia vi sono sei lesene lisce che danno un po’ di movimento alle superfici. Tegole rosse ricoprono il tetto a capanna e d un cancelletto in ferro battuto divide la nicchia dall’esterno.

 

23 EDICOLA VIA CAFISO:  Dedicata a San Francesco da Paola, quella originaria, era stata fatta costruire dal sig. Rallo Giovanni 85 anni fa per devozione. Al suo posto è stata fatta edificare un’edicola moderna in conci di tufo, con un’aiuola in mattoni  rossi,  una  base  in  marmo  sul  quale  si  erge  la  statua  del  Santo  a  cui  è dedicata, sulla parte superiore che dà l'accesso all'interno troviamo una lapide in marmo  con  intagliato  il  nome  del  Santo.  Il  tetto  è ricoperto di tegole rosse e presenta sulla parte superiore una croce in ferro.


 

24EDICOLA VIA DEI PLATANI: Dedicata a Maria S. S. di Trapani, fu fatta costruire  circa  40  anni  fa  dalla  famiglia  Galfano  con il concorso economico di tutto il vicinato nell’anniversario della festa della Madonna, inoltre, adesso all'interno vi è una statuetta raffigurla “Pietà di Michelangelo”. Costruita in conci di tufo, è di colore giallo oro, mentre la cornice di accesso all'altare è di un colore più tenue. Ha una cupoletta appena sporgente sormontata da una crocetta in ferro. L’apertura della nicchia è circondata da una cornice con sopra una croce in tufo. Alla nicchia si accede mediante un cancelletto in ferro, l’edicola poggia su un asse sporgente che funge da inginocchiatoio.

 

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 EDICOLA IN VIA REGIONE SICILIANA: Dedicata a San Giuseppe, quella originaria  fu  fatta  costruire  120  anni  fa,  ma  adesso  non  è  più  esistente. Quella attuale è rivestita di mattoni in tufo, è inserita nel muro di cinta di un'abitazione privata. La nicchia è sormontata da un'arco in ferro battuto di colore rosso, che dà movimento all'intera struttura.

 

 

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 EDICOLA VIA MICHELE ANGILERI: Fatta costruire nel 1910, fu successivamente restaurata dal Sig. Antonino Zichittella con il concorso economico di tutto il vicinato per devozione verso la Madonna. L’edicola costruita  in  conci  di  tufo, ha  un’impronta  classicheggiante,  con cornice a rilievo e frontone triangolare con croce in tufo. Il prospetto è rivestito in mattoni in tufo, la base, invece, è in marmo. Un cancelletto in ferro battuto dà l’accesso alla nicchia dove troneggia su un ripiano in marmo l’immagine della Madonna della Cava, patrona di Marsala.

 

27 EDICOLA CHIANO PALMA: Dedicata a Maria S.S. di Trapani, originariamente fu  fatta  costruire  verso  il  1881  dal  sig.  Sammartano  per  grazia  ricevuta. Completamente rifatta ed edificata in tufo, ha il prospetto in intonaco Li Vigni giallo oro, ha una forma classicheggiante. Ai lati della facciata sono poste due lesine con base. Si accede alla nicchia mediante un arco, al cui interno, in una bacheca di vetro è posta una statuetta in gesso della Madonna, poggiante su un piedistallo in marmo con gradini.

 

 

28EDICOLA CHIANO PARRINI: L’edicola,  dedicata  a  San  Giuseppe,  fu  fatta edificare   dal  sig.  Gaspare  Gabriele  nel  1890  per  grazia  ricevuta.  Costruita  in conci  di  tufo,  ha  una  forma  classicheggiante,  sulla  facciata  sono  situati  due capitelli  lisci  punici,  addossati  ai  lati.  Si  accede  alla  nicchia  attraverso  un cancelletto in ferro battuto. All’interno della nicchia la statua del Santo è posta su una base in marmo con gradini. Il tetto a capanna è protetto da mattoni rossi.

 


29EDICOLA VIA TRAPANI: Fu fatta edificare nel 1861 dal Sig. Savalla per grazia ricevuta,   per   la   guarigione   del   figlioletto,   divenuto   poi   parroco   della   Chiesa   di   Petrosino. All’interno  della  nicchia  è  posta  l’immagine  della  Madonna  del  Rosario  a  cui  è  dedicata  la Fiuredda.  L’edicola  ha  un’impostazione  neoclassica  con  frontone  e  architrave  sormontato  da  una croce  in  ferro  battuto  e  cornice.  La  base  è  in  cotto  di  ceramica  e  presenta  al  centro  un  cuore  a rilievo. L’edicola è costruita in pietra tufacea e dipinta a calce bianco

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EDICOLA VIA OLIMPIA: L’edicola  precedentemente  distrutta  è  stata  fatta ricostruire nel gennaio del 1981 dal Sig. Antonino Lamia. Dedicata originariamente alla Madonna di Porto Salvo, fu fatta edificare 100 anni fa un marinaio salvatosi da un naufragio. Costruita in tufo, l’apertura poggia su un piano in segato di marmo. La parte superiore della facciata è a capriata, all’interno della  nicchia sono poste attualmente due immagini sacre: una di San Giuseppe con Bambino e l’altra del Cuore di Gesù.

32EDICOLA VIA DEI PESCATORI:  Quella  originaria  non  è  più  esistente,  al  suo posto  è  stata  edificata  un’edicoletta  votiva  in  granito  nero  e  marmo  bianco. Collocata  all'interno  di  un  muro  di  cinta  di  una  civile  abitazione. L’edicola originaria era stata fatta costruire dalla Signora Ernandez per grazia ricevuta e dedicata a San Giuseppe.

 

 

 

MUSEO DELLA CIVILTÀ CONTADINA

33È collocato all'interno della Scuola Media  dell'Istituto  Comprensivo  “G.  Nosengo  “  di  Petrosino, raccoglie vari oggetti e  attrezzi  collocati in ambienti che ripropongono  l'atmosfera  della  civiltà contadina,  tipica  del  territorio  petrosinese. L'intento è  quello di recuperare  attraverso  gli  oggetti in  disuso  una  parte  della  civiltà contadina,  il  museo  offre  la  possibilità  di  conoscere  i  più  antichi attrezzi  usati  per  la  coltivazione  come  l'aratro  trainato  dal   mulo per arare il terreno, recipienti, carri, botti e oggetti vari. Sono stati ricostruiti una cucina  con tutti      gli utensili necessari alla preparazione  dei  cibi,  la  camera  da  letto  con  l'arredamento  e  gli indumenti  secondo  lo  stile  dell'epoca  contadina  di  fine  '700  primi  dell'800.  Petrosino  è  un  paese ricco  di  storia,  di  tradizioni,  di  tradizioni  millenarie  che  ci  pervengono  dal  passaggio  di  antiche civiltà che ci hanno lasciato in eredità qualcosa di cui oggi essere fieri

 

       
           
       
 

Foto Sagra dell'Uva e del Vino

Foto Giornata dell'Anguria

Foto Santa Venera in Festa

Foto Elzeviro

Foto Petrosino tra immagini luci e colori

Foto Progetto scuola 2008/09

Foto II° Corso di Formazione Provinciale

Tramonti...!!!

1°Memorial "Pino Giacalone"

sole

 
torre Galvagamulino PaladinoChiesa SS Maria delle grazietorre Sibilianacasa dell'acqua